Overtourism, un termine molto inflazionato e di moda. Nei fatti è però quello che viviamo. Il benessere generale induce a viaggiare di più rispetto al passato e dunque ha ricadute sui trend turistici. Motivo per cui determinate località e destinazioni, comprese le strade, sono sempre più intasate in specifici momenti dell’anno e weekend. Un ‘movimento’ che oggi genera insoddisfazione sia nei residenti ma anche nell’ospite”. Inizia da questa constatazione l’analisi di Denis Siric, direttore generale della società di consulenza per l’ospitalità Hotel Klinik, sulle conseguenze ma soprattutto sulle opportunità economiche e imprenditoriali che possono derivare dalla gestione dell’overtourism.

Che fare?

“L’argomento può essere affrontato su diversi livelli a partire da quello macro politico, economico e sociale che va affrontato e gestito. Noi però ci occupiamo di consulenza alberghiera e quindi proveremo ad affrontare l’argomento sotto questo punto di vista – va al dunque Siric -. Il problema potrebbe apparentemente essere risolto limitando i flussi in determinate aree e periodi dell’anno. Mettiamoci però nei panni dell’albergatore che imposta la propria economia su determinati parametri e gli si chiede per la prossima stagione estiva di ridurre le presenze a luglio e agosto del 10%. Ovvio che non è una soluzione e non verrebbe presa in considerazione dall’imprenditore. Non è in questo modo che generiamo un’economia sana. L’altra faccia della medaglia potrebbe essere la limitazione dei flussi generando però maggior valore in modo da non penalizzare i flussi economici e finanziari delle imprese. La questione non è semplice. I prezzi di vendita al rialzo non li decidiamo noi dall’oggi al domani et voilà il mercato li accetta. Il mercato li accetta se a un incremento di prezzo corrisponde un incremento di valore. Pertanto, andrebbero configurati prodotti e servizi che trasmettono un maggior valore percepito da parte dell’ospite che potrebbe così decidere di spendere più soldi”.

Ripensare servizi e target

L’overtourism può però essere visto come un’opportunità per gli operatori turistici? “Abbiamo ultimamente sempre più richieste di progetti di sviluppo o vediamo sempre più interesse imprenditoriale per lanciare delle attività turistiche in zone un po’ delocalizzate rispetto a quelle più blasonate – ha precisato Siric -. Oggi percepiamo il bisogno dell’ospite di non trovarsi più all’interno di una località stra-intasata dove anche fare una passeggiata serale diventa una difficoltà. Allora determinati target di turisti, specie di alto profilo, scelgono di spostarsi. Il volano non diventa dunque il prezzo. In passato invece poteva essere scontato dire che chi va a sciare a Madonna di Campiglio può spendere tanto e chi ha il budget un po’ più basso va a Pinzolo o a Folgarida ma scia sempre a Campiglio. Oggi è tutto diverso: è stato costruito un 5 stelle a Pinzolo quando ancora a Campiglio non c’era. Cosa vuol dire questo? Che c’è l’ospite di alto profilo che sceglie di stare a Pinzolo per tutta una serie di motivi ma c’è soprattutto la struttura che è stata pensata e costruita per quel tipo di ospite. Non è più tempo di clichè”.

Le opportunità

“Noi oggi abbiamo un interessante progetto di sviluppo sul lago d’Iseo dove, soprattutto sulla sponda meno sviluppata, stanno arrivando ospiti incuriositi perché trovano un po’ tutto come una volta – precisa il dg di Hotel Klinik -. Ne abbiamo uno a Ponti sul Mincio: è a 3 km da Peschiera del Garda ma ha un grande vantaggio che non è a Peschiera ed è fuori dal traffico. Esempi che possono rivelarsi grandi opportunità per gli imprenditori visionari che hanno il coraggio di creare progetti di sviluppo nelle località più piccole. Come può essere, sciisticamente parlando, Peio. Fino a qualche anno fa non era, diciamo così, una località presa seriamente in considerazione dagli sciatori perché ha pochi chilometri di piste rispetto ai 150 del comprensorio Campiglio-Pinzolo-Folgarida-Marilleva. Ma abbiamo tipologie di ospiti che scelgono proprio Peio perché non fanno code: arrivano, sciano e trovano tempo e gusto per fare anche altro durante il giorno. Insomma, alcune località possono cavalcare molto bene l’overturism ma dietro serve una strategia e una visione. Non basta essere in una località meno blasonata o meno soggetta ai flussi turistici. Intorno al luogo va costruito un prodotto e un valore e soprattutto va comunicato al mercato”.

Creare le condizioni

Ci sono le condizioni per creare strutture ricettive fuori dalle località più rinomate e pensare alla destagionalizzazione? “Le opportunità esistono anche se pochi hanno la visione giusta per affrontare l’argomento – conclude Siric -. Serve un buon prodotto per attrarre l’ospite e dare valore al progetto. Alcune località potrebbero offrire prodotti di valore al di fuori delle stagioni canoniche e questo riuscirebbe ad attiare l’ospite attento e di alto profilo che si può permettere di viaggiare al di là delle ‘prescrizioni’ agostane. Ecco allora che l’albergatore deve sollecitarlo e permettere a questo target di spendere serenamente il proprio budget perché vuole viaggiare in periodi diversi. Bisogna creare proposte di valore e trasmetterle al mercato. Così si dirottano i flussi allungando le stagioni, si crea una nuova economia e si gestiscono le risorse umane in modo diverso riducendo anche le difficoltà di reperimento e trattenimento dei professionisti”.